H1>: Apollosa »

: Apollosaincifre

: apollosa notizie storia

Acquedotto di apollosa - Apollosa notizie storia

Vai ai contenuti
Apollosa si trova sulle colline che dominano il torrente Corvo, affluente del fiume Calore, ai piedi del suggestivo massiccio del Taburno-Camposauro. Il territorio è immerso in un paesaggio rurale ancora ben conservato, caratterizzato da vigneti e uliveti che rappresentano da sempre una risorsa fondamentale per l’economia locale.
Situata a circa 400 metri sul livello del mare e a soli 8 chilometri da Benevento, Apollosa ha mantenuto nel tempo uno stretto legame con il capoluogo, soprattutto sotto il profilo amministrativo, giudiziario e religioso. Nonostante sia oggi una realtà in crescita, il paese custodisce un importante patrimonio di tradizioni e testimonianze storiche. Il paesaggio e le abitudini locali raccontano ancora la lunga storia di una civiltà contadina che ha segnato profondamente questo territorio nel corso dei secoli.

Il paese ha assunto l’aspetto di una vera e propria cittadina solo negli ultimi cinquant’anni del secolo scorso, grazie alla formazione di un centro abitato ben strutturato e organizzato. Tuttavia, i primi insediamenti nell’area dell’attuale centro risalgono già alla prima metà del Cinquecento.
La necessità di allontanarsi dalla via Appia, in località Terravecchia — dove si trovava il nucleo originario del paese — spinse, nel corso di circa 150 anni, le nuove generazioni di apollosani a spostarsi progressivamente più a monte, lungo il crinale delle colline sulla sinistra del torrente Corvo Serretelle. Questo lento e graduale processo di migrazione interna portò alla nascita di quattordici Casali.
I Casali di Apollosa erano essenzialmente piccoli agglomerati abitativi, costituiti da pagliai, case in pietra e cortili comuni, che oggi potremmo definire come nuclei rurali. Ogni Casale era formato da famiglie unite da uno stesso ceppo parentale e, nel tempo, questi insediamenti finirono per essere identificati con il cognome delle famiglie che li abitavano.

Il documento più antico e attendibile che consente di ricostruire la situazione demografica di Apollosa nel Cinquecento è lo Stato delle Anime, conservato presso l’Archivio Parrocchiale del paese. A questa preziosa fonte si affianca, nel corso del Settecento, il Catasto Onciario, che offre ulteriori informazioni sulla popolazione, sulle proprietà e sull’organizzazione economica del territorio.
Per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico, in quel contesto abitativo la principale risorsa era rappresentata dalle fontane naturali, alimentate da sorgenti, e solo in rari casi da pozzi di modesta profondità. Molte di queste fontane sono state utilizzate fino alla prima metà degli anni Settanta del secolo scorso, garantendo l’acqua necessaria a intere generazioni di apollosani.

                                                           Fontana Fontanella
Le fontane più importanti possono essere raggruppate in base alle diverse aree del territorio comunale — Pratola, Cava, Santo Spirito, Pretera, Calione, Tuoro, San Vito e Cancellonica — e comprendono: Fontana Cava, Fontana Acquanera, Fontana Offa (oggi non più esistente), Fontana Spina, distrutta irreversibilmente durante i lavori di ricerca e captazione idrica degli anni Ottanta, Fontana Pescara, Fontana Cupa Morante (anch’essa scomparsa), Fontana Pirone, Fontana Santo Spirito, Fontana San Vito e Fontana Fornillo.

                                                    Fontana Marzano
Queste fontane, autentiche testimoni della storia locale, non rappresentavano soltanto una risorsa vitale per la sopravvivenza quotidiana, ma erano anche luoghi di incontro, di scambio e di socialità, veri e propri punti di riferimento della vita comunitaria di Apollosa.


In passato, Apollosa non si presentava come un unico centro abitato, ma come un mosaico di piccoli casali disseminati sul territorio, ciascuno con una propria identità, le proprie fontane e i propri pozzi. Ogni nucleo raccontava una storia diversa, ma tutte erano accomunate dalla vita quotidiana delle famiglie e da un rapporto profondo con il territorio.
Nella zona  alta del paese — comprendente il Centro urbano, Curti, Verdini e Triduonno — si trovavano alcune delle fontane più importanti, tra cui la Fontana Verdini-Curti, la Fontana Pantanielli e la Fontana detta Fontanelle. Questi luoghi non rappresentavano soltanto punti di approvvigionamento idrico, ma veri e propri spazi di socialità, dove gli abitanti si incontravano quotidianamente, rafforzando relazioni, consuetudini e senso di appartenenza.
Proseguendo verso le aree di Monte Mauro, Fiego, San Giovanni, Tufariello e Cerritiello, si incontrava un’altra fitta rete di sorgenti e fontane: la Fontana Cerritiello, la Fontana di Campo Lazio, la Fontana dei Sangiovannari, la Fontana di San Giovanni — nota anche come Fontana dei Cannuoli — la Fontana Pirozzi e la Fontana Lombardi. Ogni fontana custodiva una propria storia, e ogni sorgente conservava la memoria di generazioni che, nel tempo, ne avevano fatto uso.
Nel cuore del paese, nell’area oggi conosciuta come Apollosa Bassa, la vita quotidiana ruotava attorno a fontane storiche come la Fontana Marzano e la Fontana vicinale dei Savoiari, affiancate da numerosi pozzi, tra cui il Pozzo dei Savoiari, del Carpine, dei Grassi, dei Fiorenza, degli Stefanelli, degli Zamparelli e il Pozzo Francesca. Erano questi i luoghi vitali della comunità, frequentati ogni giorno in un’epoca in cui l’acqua non giungeva nelle abitazioni, ma veniva attinta manualmente attraverso gesti antichi, capaci di scandire il ritmo della giornata.
Con il trascorrere del tempo, l’aumento della popolazione e le crescenti esigenze abitative favorirono l’espansione dei singoli casali e il loro graduale avvicinamento, fino alla progressiva fusione che diede origine all’attuale centro abitato di Apollosa.
Nella parte alta del paese, i casali di Formati, Pacilli, Pallotti, Centro Mazzoni e Meoli furono i primi a unirsi; a questi seguirono, in un secondo momento, i casali di Furni di Sopra, Verdini e Mazzoni, dando vita a quella che per oltre un secolo venne conosciuta come Apollosa Alta. Parallelamente, anche nella parte bassa del territorio, i casali che fino alla seconda metà dell’Ottocento avevano conservato una relativa autonomia iniziarono un processo di convergenza. Con l’inizio del Novecento e, soprattutto, a partire dal secondo dopoguerra, i casali di Guadagni, Savoiari, Stefanucci, Vaccari, Marini-Donati e Furni di Sotto si fusero definitivamente, formando l’Apollosa Bassa.
Un tempo, tra l’attuale Piazza Coridio Grasso e il palazzo storico della famiglia Guadagno non sorgeva alcuna abitazione, fatta eccezione per le abitazioni del Centro Francesca. Due casali, tuttavia, rimasero estranei al processo di unificazione che portò alla nascita dell’Apollosa moderna: Lo Tuoro e Francesca di Sotto, che ancora oggi conservano, intatta, la loro storica identità.

All’inizio del Novecento, le antiche fontane del centro urbano non erano più in grado di soddisfare il fabbisogno idrico di una popolazione in costante crescita. L’acqua, un tempo sufficiente per una comunità ridotta, iniziava a scarseggiare e si faceva strada la consapevolezza che il sistema tradizionale non fosse più adeguato. In questo contesto maturò lentamente l’idea di un progetto ambizioso: la realizzazione di un acquedotto capace di portare acqua potabile sicura nelle abitazioni, affiancato da un moderno sistema fognario.
A rendere questa esigenza ancora più urgente fu la drammatica epidemia di colera dell’estate del 1911. In pochi mesi la malattia colpì duramente la popolazione, causando numerose vittime e lasciando il paese profondamente segnato. Quel tragico evento, impresso nella memoria collettiva di Apollosa, mise in evidenza l’assoluta necessità di disporre di un’acqua salubre, controllata e protetta da ogni rischio di contaminazione. Da quel momento, l’acquedotto non rappresentò più soltanto un progetto di modernizzazione, ma divenne una priorità vitale per la comunità.
Nel novembre del 1916, il Consiglio Comunale, sotto la guida del sindaco Giovanni Stefanelli, decise di affrontare concretamente la questione. Per un’opera di tale portata fu individuato un tecnico di comprovata esperienza: l’ingegnere Girolamo D’Amelio, di Napoli, già autore di importanti lavori idraulici, al quale vennero affidate la progettazione e la direzione dei lavori.
L’idea, audace per l’epoca e per una piccola comunità come Apollosa, prevedeva di convogliare l’acqua da una sorgente situata sul versante settentrionale del Monte Taburno, nel territorio di Tocco Caudio. Si trattava di un’acqua pura di montagna che, attraverso una condotta in ghisa lunga circa dodici chilometri, avrebbe attraversato tre comuni prima di raggiungere il paese: un vero e proprio filo d’acqua capace di unire territori, superando confini naturali e amministrativi.
Il progetto venne approvato il 25 marzo 1917, con un costo considerevole per l’epoca: 467.000 lire. Tuttavia, gli eventi storici interruppero bruscamente quel sogno. Lo scoppio della Prima guerra mondiale portò lutti nelle famiglie, povertà nelle case e il blocco di molte opere pubbliche, tra cui l’acquedotto. Solo nel 1922 fu possibile riprendere il cammino interrotto.
Nel mese di febbraio di quell’anno il Comune richiese un mutuo alla Cassa Depositi e Prestiti; a maggio si ricorse anche a un prestito presso la Banca di Sant’Agata de’ Goti per procedere all’acquisto del terreno su cui sgorgava la sorgente. La trattativa con il proprietario, il signor Saviano M., si rivelò lunga e complessa, ma l’11 agosto 1922 il terreno e la sorgente, conosciuta come “Li Muorti”, furono finalmente acquistati per la somma di 10.000 lire, con atto rogato dal notaio Orazio Ciarlo di Montesarchio. Era un passaggio fondamentale: il cuore dell’acquedotto, la sua fonte di vita, entrava definitivamente nel patrimonio comunale.
I lavori ebbero inizio nel giugno del 1925 e furono affidati alla ditta Domenico Russo di Montesarchio, sotto la direzione dell’ingegnere D’Amelio. Il progetto originario prevedeva la realizzazione di due grandi serbatoi da 385 metri cubi ciascuno, ma la riduzione dei finanziamenti disponibili costrinse a ridimensionarne la capacità a 130 metri cubi. Nonostante queste difficoltà, il cantiere proseguì con tenacia, superando ostacoli tecnici, economici e umani.
Quando, il 15 novembre 1934, i lavori giunsero al termine, l’ingegnere D’Amelio non era più in vita. A completare l’opera fu l’ingegnere F. Coviello, di San Nicola Manfredi, che portò a compimento il progetto iniziato anni prima dal collega. Il collaudo definitivo avvenne il 19 maggio 1938, in piena epoca fascista.
Dopo decenni di attese, sacrifici e difficoltà, Apollosa poté finalmente disporre dell’acqua della sua sorgente di montagna. Un’opera che trasformò profondamente la vita quotidiana del paese e che, ancora oggi perfettamente funzionante, continua a testimoniare, in silenzio, la determinazione e la lungimiranza di un’intera comunità.
                                                                        Conca
Con l’entrata in funzione dell’acquedotto, il centro urbano di Apollosa venne dotato di sei fontane pubbliche, collocate in punti strategici del paese: via Meoli, San Giuseppe,  Piazza Pasquale Saponaro, Guadagni, Savoiari e Vaccari. Da queste fontane sgorgava acqua  proveniente direttamente dalla sorgente del Taburno, segnando una svolta epocale nella vita quotidiana degli abitanti.

                                                              Cercine
Negli anni immediatamente successivi al secondo dopoguerra, con l’aumento della popolazione e l’espansione dell’abitato, altre fontane furono realizzate nei quartieri più densamente popolati, contribuendo a migliorare ulteriormente le condizioni igieniche e il benessere della comunità. Le fontane continuarono a essere luoghi di incontro e di socialità, pur perdendo progressivamente il ruolo esclusivo di approvvigionamento idrico, man mano che l’acqua iniziava a raggiungere anche le abitazioni private.
La profonda riqualificazione urbanistica degli anni Ottanta, avviata in seguito al terremoto, segnò però la definitiva scomparsa delle fontane pubbliche dal tessuto urbano di Apollosa. Molte vennero smantellate o abbandonate, testimoni silenziose di un’epoca ormai conclusa. Una di esse, decorata con il tipico stemma del Fascio Littorio, è stata tuttavia sottratta all’oblio e recuperata: da alcuni anni è nuovamente visibile nella centrale Piazza Pasquale Saponaro, collocata all’ombra dei platani, come segno tangibile della memoria storica del paese.



La storia di Apollosa è una storia fatta di piccoli gesti quotidiani, di cammini lenti tra i casali, di mani che attingono acqua alle fontane e di comunità che, nel tempo, hanno saputo trasformare la necessità in progresso. Dalle sorgenti naturali ai pozzi, dalle fontane pubbliche all’acquedotto, l’acqua ha accompagnato ogni fase della crescita del paese, diventando filo conduttore della sua evoluzione sociale, urbanistica e culturale.
Ogni fontana, ogni pozzo, ogni condotta racconta oggi una pagina di quella storia: la fatica dei contadini, le attese delle donne con le conche, le voci dei bambini, la determinazione di un’intera comunità capace di guardare al futuro senza recidere le proprie radici. Anche quando le fontane hanno smesso di svolgere la loro funzione originaria, non hanno mai cessato di essere simboli di identità e memoria collettiva.
Apollosa moderna nasce così, dall’unione dei suoi casali e dalla forza di un popolo che ha saputo adattarsi al cambiamento, custodendo però il valore del passato. L’acqua che ancora oggi scorre nelle condotte del paese non è soltanto una risorsa: è la testimonianza viva di una lunga storia di resilienza, sacrificio e appartenenza. Una storia che continua a scorrere, silenziosa ma presente, nel cuore di Apollosa e dei suoi abitanti.
A.Savoia       ©    Apollosaincifre    2000




Traccia musicale: Pinnacle di Alegend
Fonte: https://freetouse.com/music

 

Torna ai contenuti